Bentornata Primavera, benvenuta Ariluce!
C’è qualcosa di strano che succede ogni primavera, quando mi siedo a pensare al diario dell’anno dopo. Non è solo un prodotto da fare. È un momento in cui mi fermo, guardo cosa ho imparato, cosa voglio dire, e scelgo come dirlo. Quest’anno è il quarto. E solo adesso, guardando indietro, riesco a vedere il filo.
Il primo diario è nato da una richiesta diretta: alcuni genitori della Scuola Steiner di Trento mi dissero “perché non crei il diario scolastico, che ne abbiamo bisogno?” L’ho immaginato in formato A5 — spazioso, bello, ma anche un po’ pesante per le cartelle dei ragazzi. Era ancora una ricerca: nel formato, nel ritmo, in cosa significasse fare un diario per queste scuole, per questi bambini, per questi insegnanti che hanno un modo tutto loro di stare nel tempo scolastico.
Dal secondo anno ho scelto il formato compatto che uso ancora oggi: 12 × 16,5 cm, leggero, con gli angoli arrotondati — facile da tenere in mano, da infilare in borsa, da posare sul banco senza invadere. Le conferme di genitori e insegnanti mi hanno detto che era la strada giusta. Da allora è diventata la forma dentro cui continuo a lavorare, e con questo siamo al quarto anno consecutivo nello stesso formato.
I primi anni lavoravo molto da sola sulla parte grafica. Piano piano ho iniziato a incontrare persone — artiste, illustratrici, donne che come me vivono vicino alla pedagogia Waldorf e all’arte e la sentono come una lingua comune. Oggi le illustrazioni del diario nascono da quelle collaborazioni. Ogni anno c’è qualcuno che porta la propria mano, il proprio mondo visivo, e il diario diventa anche un po’ un’opera d’arte. C’è una sintonia che si costruisce nel tempo, fatta di fiducia, di gusto condiviso, di rispetto reciproco per il lavoro.
Quest’anno è il turno dei minerali e delle pietre grezze: cristalli, ametiste, quarzi illustrati ad acquerello con quella qualità pittorica che appartiene alla tradizione Waldorf e che non si improvvisa.
Potrei fare un diario funzionale in mezz’ora. Griglia, date, spazio per scrivere, fine. Ma non è quello che mi interessa fare.
Mi interessa fare qualcosa che un bambino voglia tenere in mano. Che una maestra senta come suo. Che a fine anno, quando lo metti in un cassetto, non venga voglia di buttarlo.
I diari scolastici che si trovano in commercio — lo diciamo con rispetto, ma lo diciamo — sono spesso sovraccarichi. Personaggi animati, colori che urlano, infografiche sui diritti e i doveri, calendari di festività internazionali, pubblicità camuffate da contenuto. Il risultato è un oggetto che compete con l’attenzione del bambino invece di sostenerla. Un diario Waldorf funziona al contrario: toglie. Lascia spazio. Dà ritmo senza imporre rumore. Un giorno per pagina, ampio, silenzioso, pronto ad accogliere quello che succede — la nota della maestra, la voce del genitore che scrive tre parole di fretta prima di uscire.
Le illustrazioni ad acquerello sono quasi pronte e sono, ve lo dico con sincerità, tra le più belle che abbia mai avuto il piacere di pubblicare.
Le prenotazioni sono aperte fino all’8 maggio 2026. Non sono vincolanti — sono solo un modo per dirmi “ci sono” e permettermi di organizzare la tiratura senza restare a corto.
Clicca al link se vuoi riservare la tua copia 👉 ariluce.it/prenotazione-diario-2026-27
Oppure scrivimi: daniela@ariluce.it · +39 347 172 4050 (WhatsApp e Telegram)
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Ogni prenotazione conta, e ogni diario che va nelle mani giuste è una piccola soddisfazione che non smette di farmi piacere.
Daniela
